motore di ricerca in inglese sul restauro librario

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Scarica il salvaschermo sulla manipolazione dei materiali librari

Nuovamente funzionante ! è disponibile on line dal sito di patologia il salvaschermo sulla manipolazione dei materiali librari, può essere un sistema economico per l'educazione di personale e utenti, fatene buon uso ! scarica il salvaschermo

venerdì, febbraio 27, 2009

giovedì, febbraio 26, 2009

"Early printed books as material objects".

In attesa di IFLA 2009, la Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di
Baviera organizza una conferenza satellite dal titolo "Early printed
books as material objects".

La conferenza avrà luogo presso la BSB dal 19 al 21 agosto 2009. La
registrazione è gratuita. Numero massimo di iscritti: 150. Termine
ultimo di iscrizione: 15 maggio.

Saranno presenti: Lilian Armstrong, Christine Beier, Claire Bolton,
Ivan Boserup, Chris Coppens, Björn Dal, Cristina Dondi, Falk Eisermann,
Scott Husby, Mayumi Ikeda, Kristian Jensen, Ulrike Marburger, Raphaële
Mouren, Paul Needham, Angela Nuovo, Patricia Osmond, David Pearson,
Michaela Scheibe, Armin Schlechter, David Shaw, Yann Sordet, Helena
Strömquist Dal,Wolfgang Undorf, Marina Venier, Ruth Weiß, Eric White.

E' già disponibile e scaricabile dal sito della BSB il programma
provvisorio con una sintesi degli interventi:
<http://www.bsb-muenchen.de/fileadmin/imageswww/pdf-dateien/IFLA2009/IFLA-Programm_neu.pdf>
<http://www.bsb-muenchen.de/fileadmin/imageswww/pdf-dateien/IFLA2009/IFLA-Abstracts_neu.pdf>
<http://www.bsb-muenchen.de/fileadmin/imageswww/pdf-dateien/IFLA2009/IFLA-Info-deutsch.pdf>

Per maggiori informazioni:
<http://www.bsb-muenchen.de/Veranstaltungen_fuer_Fachpubli.339+M5070a9d2100.0.html>
<http://www.bsb-muenchen.de/Einzeldarstellung.408+M5237cab465e.0.html>

Dr. Bettina Wagner
Ufficio Manoscritti e Rari della BSB
Chair Sezione Manoscritti e Rari IFLA
Bayerische Staatsbibliothek
Ludwigstr. 16
D-80539 Muenchen
Deutschland
Tel.: +49 89 28638-2256
Fax: +49 89 28638-12982
bettina.wagner@bsb-muenchen.de
IFLA2009@bsb-muenchen.de
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lunedì, febbraio 23, 2009

Salviamo un Codice edizione 2009

Venerdì 27 marzo (ore 10.00, sala D, primo piano), presso il Salone
dell'Arte del Restauro di Ferrara, la rivista "Alumina. Pagine miniate"
e la casa editrice Nova Charta presenteranno al il progetto "Salviamo un
Codice", giunto alla terza edizione e affiancato in questa occasione da
un'edizione speciale realizzata con il contributo dell'Ente Fiera di
Vicenza.

 Dopo le edizioni 2007 e 2008, quest'anno il progetto "Salviamo un
codice" ha promosso il restauro di due opere. L'Edizione 2009 ha
riguardato il Codice 29 della Biblioteca del Seminario Vescovile di
Padova. Il volume e' stato restaurato dallo Studio Res di Melania
Zanetti, Padova
 Con il patrocinio dell'Ente Fiera di Vicenza, si e' svolta anche
un'edizione speciale del progetto, relativa al restauro del Taccuino di
viaggio di Vincenzo Scamozzi, Ms. C 42 dei Musei Civici di Vicenza
(Gabinetto dei disegni e delle stampe). Il restauro e' stato effettuato
dal Laboratorio Filigrana di Margherita Errera, Venezia.

 Nova Charta pubblichera' i quaderni di restauro degli interventi
effettuati, a cura rispettivamente di Leonardo Granata (Il Codice 29
della Biblioteca del Seminario Vescovile di Padova) e di Maria Elisa
Avagnina (Il Taccuino di viaggio di Vincenzo Scamozzi).

 Per informazioni:
 NOVA CHARTA
 Tel. +390415211204
 alumina@alumina.it

sabato, febbraio 21, 2009

RICORDATA MARIA CLARA LILLI DI FRANCO ALLA GUIDA DELLA SCUOLA DI RESTAURO DEL LIBRO

RICORDATA MARIA CLARA LILLI DI FRANCO ALLA GUIDA DELLA SCUOLA DI RESTAURO DEL LIBRO
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libro

Lo scorso 10 febbraio è venuta a mancare la dott.ssa Maria Clara Lilli Di Franco, professionista stimata e conosciuta non soltanto negli ambienti istituzionali capitolini, ma anche nella nostra Regione dove infatti, nel 1992, volle istituire il primo corso europeo per conservatori-restauratori di beni librari di Spoleto.

La passione e la dedizione della dott.ssa Di Franco per il libro nascono in ambito universitario, ma si arricchiscono e si delineano più chiaramente nel corso del suo precoce quanto brillante percorso professionale, che la porta non soltanto a dirigere le più prestigiose biblioteche pubbliche nazionali, ma anche a dedicare un intero anno di appassionato lavoro al recupero del materiale librario della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze danneggiato dall’alluvione del 1966.

Docente di Codicologia, Biblioteconomia, Fondamenti di conservazione e restauro di beni librari in diversi Atenei italiani, prosegue la sua attività professionale senza mai perdere di vista il suo obiettivo: divulgare la cultura della conservazione e del restauro di un bene tanto prezioso quale è il libro.

Dopo quasi 20 anni spesi alla guida dell’Istituto Centrale per la Patologia del Libro, riceve infatti dall’allora Ministro per i beni culturali Ronchey l’incarico di direttore tecnico-scientifico del Corso europeo di formazione specialistica per conservatori-restauratori di beni librari di Spoleto e di Direttore Scientifico della Fondazione per la conservazione e il restauro dei beni librari, costituita a seguire, nel 1998. E’ infatti alla “Scuola di Spoleto” che dedica, negli ultimi anni di instancabile e fervida attività, impegno, professionalità e passione, per formare seri e qualificati professionisti del restauro librario.

venerdì, febbraio 20, 2009

I faraoni scomparsi nel buco - LASTAMPA.it


I faraoni scomparsi nel buco

Trovati nei sotterranei dell'Egizio di Torino i frammenti mancanti del "Papiro Reale": sovrani sconosciuti e una storia da riscrivere
VITTORIO SABADIN
Un papiro di tremila anni fa, due inviati del British Museum, una riunione concitata di esperti durata un paio di giorni al Museo Egizio di Torino, per individuare i pezzi mancanti di un puzzle storico. E alla fine la soluzione, trovata molto più vicino di quanto non si pensasse: era da anni dimenticata nei sotterranei dell’edificio.

Sembra davvero un affascinante giallo archeologico la scoperta fatta sul «Canone Reale», il più importante documento che elenca le dinastie egizie: tutti gli indizi raccolti ci portano a pensare che i pezzi del reperto sono fuori posto, la cronologia è in buona parte sbagliata e all’elenco che conosciamo potremo aggiungere nomi di faraoni mai sentiti prima.

Il direttore del British Museum, Nial Mac Gregor, aveva annunciato la scorsa estate, durante un ricevimento all’Ambasciata italiana di Londra, di voler mettere a disposizione i suoi migliori esperti per il restauro del più importante documento conservato al Museo Egizio torinese. Conosciuto anche come il «Papiro di Torino», il reperto è talmente malridotto da risultare davvero poco interessante per i visitatori, che passano rapidamente oltre. Ma è così rilevante per la storia egizia che tutti i principali studiosi, da Champollion a Lepsius, da Ibscher a Gardiner, hanno trascorso giorni al museo di Torino per cercare di venirne a capo.

Se Bernardino Drovetti fosse stato un poco più attento quando lo scoprì intatto a Tebe nel 1822, ora gli studiosi dell’antico Egitto non avrebbero tutti questi problemi. Ma il diplomatico piemontese gettò irresponsabilmente il papiro in un baule assieme a tutti gli altri, e quando disfece i bagagli a Torino il documento era ridotto a un penoso cumulo di frammenti. Ci è voluto più di un secolo per rimetterli insieme in un ordine che sembrasse sensato e quella che vediamo adesso è la ricostruzione fatta dall’egittologo Giulio Farina, che sigillò i resti del documento tra due lastre di vetro nel 1938. Finora, nessuno aveva osato mettere in discussione il riposizionamento dei frammenti e la cronologia dei faraoni e delle dinastie che ne risultava. Ma quando l’inviato del British Museum Richard Parkinson, accompagnato dalla collega Bridget Leach (una delle tre persone al mondo che sa restaurare un papiro) è arrivato lunedì scorso a Torino, ha posto la domanda che ha cambiato tutto: «Potete farmi vedere i frammenti mancanti?». Intorno al tavolo della sala riunioni del Museo Egizio molti non hanno nascosto il loro stupore: se era evidente a tutti che molti frammenti mancavano, nessuno pensava che fossero stati conservati e che fosse ancora possibile trovarli da qualche parte.

È stato sfogliando il volume Royal Canon of Turin, scritto da Alan Henderson Gardiner nel 1959 per l’Oxford Griffith Institute e custodito nella biblioteca del museo, che si è trovata una prima conferma dell’esistenza dei pezzi mancanti del puzzle: alla Tavola IX, lo studioso inglese aveva minuziosamente riprodotto alcuni frammenti che non erano stati inseriti da Farina nella ricostruzione finale, forse perché non combaciavano con i vicini. Gardiner è stato uno dei più eminenti egittologi del XX secolo. Non era simpatico a Howard Carter, lo scopritore della tomba di Tutankhamon («Più lo conosco e meno mi piace»), ma sapeva il fatto suo e la grammatica egizia che scrisse è ancora indispensabile a chi vuole imparare i geroglifici.

Dopo ore di discussioni è stata Elvira D’Amicone, egittologa del ministero, ad avere l’intuizione giusta: se il papiro era arrivato in frammenti al museo, le parti mancanti non dovevano essere troppo lontane. Forse bisognava cercarle nei sotterranei, in quel misterioso magazzino che custodisce abbastanza reperti da allestirci un altro museo, il giorno che ci saranno i soldi per occuparsene seriamente. E infatti erano lì, dimenticati da più di mezzo secolo in un armadio: una mano pietosa ne aveva persino inseriti alcuni tra due lastre di vetro, perché si conservassero senza danni. Ma prima di studiarli c’era un altro ostacolo da superare. Secondo la legge, ogni reperto non appartiene al museo che lo custodisce, ma allo Stato italiano e niente si sposta senza un timbro e una autorizzazione. Informata dell’importanza della scoperta, la sovrintendente alle Antichità Giovanna Maria Bacci ha però subito concesso tutti i visti necessari ad un primo esame.

Ieri mattina il «Papiro di Torino» era su un tavolo del laboratorio all’ultimo piano del museo, di fianco a una mummia in attesa di restauri, e il professor Parkinson lo guardava come ne fosse innamorato. «Grazie a questa scoperta - spiegava - possiamo dire che la ricostruzione fatta da Farina è sbagliata. I pezzi andranno ricollocati in un modo diverso, utilizzando anche le tecnologie delle quali disponiamo a Londra. Siamo in grado di fare un lavoro migliore di quello che era possibile più di 70 anni fa». Bridget Leach osserva le fibre con occhiali dotati di lenti di ingrandimento e già immagina gli interventi da fare: «Il papiro è stato restaurato nell’antichità. Vede questi fili di seta? C’è colla di origine animale, che può fare molti danni». Eleni Vassilika, la direttrice del museo, è raggiante: «È una scoperta importantissima. È possibile che si debbano rivedere le date delle dinastie e aggiungere nomi di faraoni». Se ci saranno tutte le autorizzazioni, se nessuno si opporrà, se non nasceranno polemiche, il papiro dovrà ora essere portato a Londra, dove resterà per mesi. Al suo ritorno sarà completamente diverso. E bisognerà riscrivere molti libri di storia egizia.

Un documento storico finito in mille pezzi
Il «Papiro di Torino» è uno dei pochi documenti esistenti che elencano le dinastie dei faraoni egizi e ha una rilevante importanza storica. È stato scritto durante il regno di Ramesse II (1297-1213 a. C.) sul retro di un papiro già usato. Ritrovato intatto a Tebe da Bernardino Drovetti all’inizio dell’800, si è frammentato in centinaia di pezzi durante il trasporto in Italia ed è stato faticosamente ricostruito solo in parte.
L’elenco dei faraoni coincide parzialmente con analoghe liste di sovrani, come quella scritta dallo storico Manetone in epoca ellenistica o quelle rinvenute ad Abydos o a Saqqara. L’importanza del papiro custodito al Museo Egizio di Torino risiede però nel modo neutrale con il quale le dinastie sono riportate. A differenza degli altri elenchi, questo non è stato fatto per celebrare un particolare faraone rispetto agli altri, ma riporta i nomi di tutti i sovrani, anche di quelli poco importanti o considerati «usurpatori».



I faraoni scomparsi nel buco - LASTAMPA.it


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martedì, febbraio 10, 2009

Bugs drafted in for battle to save artworks | World news | The Guardian

acc! diavolo di insetti ! sarei curioso se qualcuno avesse informazioni su quali siano questi insetti utilizzati in Italia per "restaurare " buchi nelle statue di marmo...
Bugs drafted in for battle to save artworks

* Rory Carroll in Caracas
* The Guardian, Monday 9 February 2009
* Article history

Scientists have recruited bugs to kill other insects and micro-organisms which infest art and cultural treasures, boosting conservation efforts in hot climates.

Biotechnology can unleash a bacillus to "explode the guts" of beetles which damage paintings, frescos, tapestries and sculptures, a gathering of scientists and curators in Venezuela will be told today.

Certain bugs, once harnessed, are cheap and effective defences against humidity and insects, said José-Luis Ramírez, director of the UN University's programme for biotechnology for Latin America and the Caribbean. "We can use the toxins produced by some bugs to counter other pests or fungus," he said. "You don't need sophisticated equipment to protect great works of heritage, all you need are bugs."

Scientists from Europe and Latin America will give biotechnology tips to curators at the 4th Cultural Heritage Conservation Forum in Venezuela's capital, Caracas. They say micro-organisms are cheaper, safer and effective alternatives to chemicals.

Biotechnology uses living organisms to mould products or processes to a specific use. Genetically modified food and some medical techniques have raised suspicion, but its use in heritage conservation has proved less controversial.

One of the conference stars will be Bacillus thuringiensis, a bacterium which forms toxin crystals harmless to humans but deadly to insects. When ingested, the toxin forms a pore in the insect's gut which results in swelling. "Eventually it makes their guts explode," said Ramírez.

The problem, however, is delivering the bacterium to insects burrowed deep into artworks. "We are still experimenting with how to get it into wood carvings," said the scientist.

Cultural treasures made of organic materials such as paper, canvas, wood and leather are especially prone to decay in warm and tropical countries because of insects, fungus and bacteria. Beetles and termites have ruined paintings in Italian churches, furniture in Mexico and tapestries in Bolivia.

In Italy, bugs which produce calcium carbonate, the material for marble, have been inserted into damaged sculptures to repair holes. The growths absorb the materials' original colours.

Sofía Borrego Alonso, of Cuba's national archive, will say how she protected books and manuscripts with plant-derived products instead of pricier, less effective chemical biocides harmful to human health.



Bugs drafted in for battle to save artworks | World news | The Guardian


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Montefiascone Project Summer 2009


Montefiascone is a small medieval walled city about 100 k (80 miles)
north of Rome, on Lake Bolsena. Since 1988 conservators and others
interested in books and their history have come together to work, to
learn and to enjoy this special place. The summer 2009 programme is
as follows:

Week 1: July 27-31, 2009
Re-creating the medieval Palette

Through illustrated lectures, participants will examine the
story of colour in medieval times. The class will address the
history, geography, chemistry and iconographic importance, and
the actual techniques of colour manufacture, with special
reference to manuscript painting. Using original recipes,
participants will make and paint out the colours. No previous
experience is necessary.

Course tutor: Cheryl Porter

Week 2: August 3-7, 2009
Multi-quire, wooden boarded codex from Egypt

The multi-quire, wooden boarded codex from Egypt is a small
family of bindings that structurally predate the familiar sewn
through the fold, laced on wooden board, leather covered binding
of later eras. The model made in this class is based on a
reconstruction by Charles Lamacraft, restorer at the British
Museum in the early decades of the 20th century. In 1925, a
ceramic jar was uncovered in Egypt containing 5 parchment
codices dating to the 6th century AD. Two of the five had bare
wood boards, stamped leather spines and multiple leather slips
laced through the boards (with no connection to the unsupported
sewing) leather wrapping bands terminating in large, decorated
bone slips to secure the bands and a large decorative
bookmarker.

Charles Lamacraft studied these early bindings and published an
early analysis and photographs of them. He made at least 2
models of the book structure based on the fairly complete but
fragmented pieces of the bindings. One was for Chester Beatty,
who purchased 3 of the ancient books, and now resides in the
Chester Beatty Library and another for Prof. Kelsey of the
University of Michigan who purchased the other 2 remaining
manuscripts in the jar. Kelsey's model resides in the Rare Book
Room of the University of Michigan Library.

Course tutor: Pamela Spitzmueller

Week 3: August 10-14, 2009
Late 18th century French Binding Structures

Apart from the French Revolution, one of the most exciting
aspects of late 18th century French culture is the existence of
two full-length bookbinding manuals. This workshop will focus on
reconstructing a typical full calf French structure of this time
period, by comparing and contrasting the descriptions in these
manuals and examining extant bindings. In some respects, this
structure is the end of 1,200 years of utilitarian leather
binding. 50 years later the cloth case begins to predominate.
Some of the interesting features of this style include: sewing
on thin double cords; edges trimmed with a plough in-boards and
colored; double core endbands, vellum "comb" spine liners and
sprinkled cover decoration. Special emphasis will be placed on
using reproductions of period tools, constructed from Dudin and
Diderot's Encylopedie (1751-1780). Participants will learn to
use and maintain a plough, and become fluent in translating
written descriptions of bookbinding into the construction of a
model. Extensive notations (in English) on Gauffecourt's Traite
de la Relieure des Livres (1763) and Dudin's L'Art du
Relieur-doreur de Livres (1772) will be provided. Basic
bookbinding skills are a prerequisite and materials will be
supplied at a nominal cost.

Course tutor: Jeff Peachey

Week 4: August 17-21, 2009
Ethiopian Bindings Workshop

This five day course is aimed at conservators interested in the
history of the book. The course will give an introduction to the
history of Ethiopian Bindings. Through a series of practical
demonstrations and exercises, participants will gain an
understanding of the construction of an Ethiopian binding within
a cultural and historical context. There will be an introductory
lecture on Ethiopian Bindings, placing them in the context of
the history and development of book structures. This will be
followed by practical workshops focusing on:

Preparation of text block and wooden boards.
Sewing the text block and boards.
Endband construction and covering in leather.
Embossing leather with replica tools
The making of a traditional leather carrying pouch with
camel skin

Participants will be required to bring some hand tools, a list
will be provided following registration. All materials will be
supplied at a nominal cost. Some knowledge of the history of
bookbinding would be desirable but is not essential.

Tutors: John Mumford / Caroline Checkley-Scott

Cheryl Porter is Manager of Conservation and Preservation at the
Thesaurus Islamicus Foundation and Deputy Director of the Project.
She has been Director of the Montefiascone Project since its
inception in 1988. After graduating from Camberwell College of Arts
and Crafts, she worked with the Paintings Analysis Unit at
University College London analysing the use of pigments in
manuscripts. From 1992 to 2007 she worked as a freelance
conservator. She has published many articles concerning colour in
manuscripts and has lectured in the USA, Australia and throughout
Europe.

Pamela Spitzmueller is Needham Chief Conservator for Special
Collections at the Weissman Preservation Center in the Harvard
University Libraries. Pam previously headed Rare Book Conservation
at the University of Iowa Libraries, worked as Book Conservator at
the Library of Congress, and the Newberry Library in Chicago. She
specializes in historical book structures and book sewing
techniques, and incorporates what she learns into conservation
treatments of rare books and creation of one of a kind artists'
books. She has taught many workshops on these topics.

Jeffrey S. Peachey is the owner of a New York City-based studio for
the conservation of books the maker of conservation tools and
machines. He is a Professional Associate in the American Institute
for Conservation and chair emeritus of the Conservators In Private
Practice. For more than 15 years, he has specialized in the
conservation of books and paper artifacts for institutions and
individuals. A consultant to major libraries and university
collections in the New York City region and nationally, he has been
the recipient of numerous grants to support his work. A well-known
teacher, Peachey also provides conservation-focused guidance to
students in art, archives, and bookbinding programs.

John Mumford is the currently head of Manuscript Conservation at the
Thesaurus Islamicus Foundation. He was formally Head of Book
Conservation at the British Library. John served a five year
apprenticeship at the British Museum and subsequently helped
establish the Rare and Early Book Conservation Studio at the British
Library. In 1992 he was appointed manager of the Oriental and India
Office Book Conservation Studio, furthering his study of early
Oriental and Eastern binding structures. In 1998 he became manager
of the Oriental and Eastern Book Conservation Studio at the new
British Library at St Pancras. He has taught frequently in
Montefiascone and lectured and run workshops throughout the UK,
Argentina, Patmos and many other European locations.

Caroline Checkley-Scott is currently head of Collection Care at the
John Ryland's Library. Caroline, studied printing and bookbinding in
Dublin, Ireland. She was appointed trainee book conservator at the
British Library, London in 1991, where she worked at the House of
Lords in the Palace of Westminster, and the Oriental and India
Office Library and Records. Here she specialised in the conservation
of early Christian manuscripts from the Middle East. Caroline was
formally head of Conservation at the Wellcome Library and organised
the planning and design of the new Wellcome Conservation Studios.
She is an accredited member of the Institute of Paper Conservation.
She has lectured both nationally and internationally in Italy,
Slovenia, Argentina and Brazil.

The cost of the classes is: 445 British pounds ($640 US, 500 Euro)
per week and includes all tuition(which is in English) and (most)
materials. The Montefiascone Project is a not-for-profit
organization, and all extra monies are used to finance the
cataloguing and the conservation and preservation of the collection.

For further information or to register for one week or more, please
contact Cheryl Porter chezzaporter [at] yahoo__com

More information is on

<URL:http://www.monteproject.com>



Gmail - [ConsDistList] Inst. 22:44 - alesido@gmail.com


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mercoledì, febbraio 04, 2009

Library Disasters

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Setting Up a Conservation Program

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Preservation strategies for Library and Archival Resources

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SiciliaInformazioni - Carta nautica portoghese del 1500 torna alla luce: è stata rinvenuta nella Biblioteca regionale siciliana


Carta nautica portoghese del 1500 torna alla luce:
è stata rinvenuta nella Biblioteca regionale siciliana
di Melinda Zacco
06 gennaio 2009
Numero lettori 263 Numero commenti Nessuno Inserisci un tuo commento

Torna alla luce nella Biblioteca regionale siciliana “Il Portolano dell’Ammiraglio Corsaro” ovvero una carta nautica portoghese del 1500. Quasi certamente è appartenuta al famoso Ammiraglio della marineria siciliana Ottavio d’Aragona, protagonista nel 1613 della vittoria cristiana sui turchi dopo la battaglia di Lepanto.



Le prime analisi del documento condotte da Joao Carlos Garcia dell’Università di Porto e Andrè Ferrand de Almeida dell’Università di Lisbona, oltre a confermare la particolare cura che nella redazione della carta era stata posta nel disegnare e descrivere l’area marocchina del Maghreb, hanno fornito ulteriori informazioni sia sulla sua elaborazione, quasi certamente databile tra il 1535 e il 1541, comunque non oltre il 1549; sia sugli elementi e gli aspetti caratterizzanti la mappa ritrovata somiglianti ad altre mappe prodotte dalle famiglie di cartografi portoghesi Reinel

(Pedro e Jorge) e Homem (Diogo e Lopo), cui potrebbe aggiungersi il nome di Sebastiao Lopes.



“Si è giunti alla eccezionale scoperta della inedita carta nautica – dice Gaetano Gullo, direttore Biblioteca regionale siciliana - durante le operazioni di catalogazione di un fondo antico della Biblioteca centrale, dove Angela Anselmo, bibliotecaria, nella coperta in pergamena della Theologiae sacrae moralis pars prima di Gesualdo de Bologni (o Gesualdo da Palermo), stampata a Palermo da Alfonso dell’Isola nel 1646, nota un inusuale intreccio di linee che l’hanno indotta a curiosare all’interno della coperta che, disancorata dal volume che copriva, ha mostrato una carta geografica del Mediterraneo occidentale e dell’Atlantico con la rose dei venti colorate e linee rette che le collegavano in modo da formare i classici rombi di vento che contrassegnano le carte nautiche”. Dalle annotazioni manoscritte sulla carta fu possibile desumere che si trattava di una carta nautica di origine portoghese, riutilizzata come coperta della Theologiae di Gesualdo de Bologni dopo il 1728, poiché il bifolio di rinforzo incollato sul lato della pergamena in cui è disegnata la carta nautica riporta un elenco a stampa delle diverse province cappuccine dell’Italia la cui ultima provincia è datata 1728 e, probabilmente, in tale operazione in parte mutilata per adattarla a coperta del volume. “Il riuso di antiche pergamene manoscritte - dice Ignazio Lodato restauratore della biblioteca - come coperte dei volumi a stampa tra il 1500 ed il 1700 è un fenomeno conosciuto dai bibliotecari”.



Il libro in cui la carta nautica è stata ritrovata era pervenuto in Biblioteca dal Convento dei Cappuccini di Palermo nel 1866 dopo la soppressione degli ordini religiosi. Risultata vana la ricerca di rinvenire la parte di pergamena mancante tra le coperte di altri volumi pervenuti alla Biblioteca dallo stesso Convento, fu consultato l’attuale bibliotecario dei Cappuccini di Palermo, Padre Mario Sciortino, che, sulla base degli appunti e dei materiali preparatori utilizzati da padre Antonio (Crociata) da Castellammare per compilare la Storia dei Frati Minori Cappuccini della Provincia di Palermo (Palermo 1924), conservati in quella Biblioteca, segnalò nel lascito dell’Ammiraglio Ottavio d’Aragona al Convento dei Cappuccini di Palermo nel 1623 la possibile provenienza della carta nautica. “Dal raffronto con la cartografia portoghese – dice Antonino Giuffrida, docente storia moderna - pubblicata nei Portugalliae monumenta chartographica fu possibile supporre che il documento ritrovato dovesse risalire alla seconda metà del 1500. Ulteriori ricerche presso il Convento dei Cappuccini di Palermo o all’archivio Aragona – Tagliavia presso l’Archivio di Stato di Napoli, oltre al prosieguo degli studi in ambito cartografico, confermano gli indizi probanti in elementi di certezza”.

Dopo la prima presentazione, l’inedita carta nautica portoghese verrà presentata al Congresso internazionale di Cartografia che sui svolgerà a Copenaghen il prossimo luglio.



SiciliaInformazioni - Carta nautica portoghese del 1500 torna alla luce: è stata rinvenuta nella Biblioteca regionale siciliana


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SiciliaInformazioni - Altro eccezionale ritrovamento nel Canale di Sicilia Dopo il Satiro danzante, un codice in pergamena


Altro eccezionale ritrovamento nel Canale di Sicilia
Dopo il Satiro danzante, un codice in pergamena
05 dicembre 2008

Ancora un’eccezionale ritrovamento archeologico nel "Canale di Sicilia”, nella stessa zona in cui è stato rinvenuto il Satiro danzante. I pescatori di Mazara del Vallo, da una profondità di circa 400 metri, hanno rinvenuto in mare un reperto membranaceo costituito da resti di fogli in pergamena assemblati come un codice.



“Considerato l’inusuale ritrovamento subacqueo di materiale organico – dice Romeo Palma, direttore Generale Dipartimento BB.CC.AA. ed E.P - ed in particolare di materiale librario antico, il rinvenimento del codice in pergamena è da considerarsi un evento veramente eccezionale.”

Attualmente il codice si trova presso il Laboratorio di restauro per materiale librario della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana cui è stato affidato dalla Soprintendenza per i Beni Culturali di Trapani alla quale i pescatori di Mazara del Vallo hanno consegnato il reperto.



“I nostri tecnici del Laboratorio di Restauro della Biblioteca – dice Gaetano Gullo, direttore Biblioteca Regionale -hanno immediatamente effettuato i primi interventi per proteggere il raro reperto e preservarlo dalle variazioni termoigrometriche in raccordo con la Soprintendenza del Mare della Sicilia alla quale compete la tutela dei beni archeologici subacquei.

Acquisito il parere del Consiglio regionale dei Beni Culturali, Romeo Palma ha autorizzato il trasferimento a Roma del prezioso codice presso i laboratori altamente specializzati dell’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.



“L’Istituto, infatti, è dotato di un microscopio elettronico a scansione (SEM) – dice Ignazio Lodato, restauratore Biblioteca - basato sull’interazione di un fascio di elettroni con il campione in esame, che permette di rilevare l’anatomia microscopica delle superfici di campioni organici ed inorganici con un elevato potere di risoluzione. Il SEM permette di ricostruire un’immagine dell’area scansionata dal pennello elettronico, basata sia sulla topografia della superficie sia sul numero atomico degli elementi chimici in esso presenti”.



L’Istituto ha già manifestato la disponibilità ad accogliere il reperto e fornire la consulenza e la collaborazione necessaria per pervenire quanto prima alla datazione del codice, avviare il suo studio ed individuare le procedure più idonee per la sua salvaguardia, conservazione, restauro ed esposizione museale, secondo quanto stabilito dalla apposita convenzione esistente tra il MIBAC (e per esso dal citato Istituto) e l’Assessorato Regionale dei Beni Culturali.



Melinda Zacco



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martedì, febbraio 03, 2009

Montefiascone

Dovrebbe partire le iscrizioni per i corsi estivi di restauro librario che si tengono a montefiascone. Ancora sul sito non è riportato il programma di quest'anno ma sarà come sempre di altissimo livello...


Montefiascone Project, ItalySummer School: Book conservation 2009, ItalyApplication deadline: 30 June 2009

http://www.monteproject.com/
ICCROM - events, grants, job opportunities, training, websites, etc. February 2009
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The Fifth Islamic Manuscript Conferences


The Fifth Islamic Manuscript Conference

The Fifth Islamic Manuscript Conference
Access and Rights

24 - 26 July, Christ's College, Cambridge

The Islamic Manuscript Association is pleased to announce that the Fifth Islamic Manuscript Conference will be held at Christ's College, University of Cambridge, UK from 24-26 July 2009. It will be hosted by the Thesaurus Islamicus Foundation and the Centre of Middle Eastern and Islamic Studies, University of Cambridge.

The Association invites submissions of papers for its annual conference on topics related to the care, management, and study of Islamic manuscripts. In 2009, the Conference will specifically address the issue of access to manuscripts. Improving access to manuscripts through digitisation and electronic ordering and delivery systems whilst ensuring their proper long-term preservation is fundamental to the successful future study of the Islamic heritage. Presently, technologies are available that have the potential to transform the way manuscripts are studied; however, the access these technologies can allow is counterbalanced by collection holders' concerns regarding their legal rights and the financial sustainability of their organisations. During the Fifth Islamic Manuscript Conference these vital issues will be discussed by our invited speakers and selected paper presenters.
Call for Papers

As in previous years, the Conference will be organised around the Association's four main interest groups: cataloguing, conservation, digitisation, and publishing and research. Papers on access naturally falling into these broad categories will be included in the relevant panels, so please make clear to which interest group your submission relates. We will also accept submissions related to topics that do not fall directly under the purviews of the interest groups. These may be papers about specific manuscript projects, library collections, research on a particular manuscript, etc. Please note that the total number of papers accepted will not exceed 25 and preference will be given to speakers who have not presented papers at the Association's previous conferences.

This invitation is open to members and non-members of the Association. The Conference will be bilingual in Arabic and English and submissions will be accepted in both languages. The title of your paper must be included in your submission. The deadline for submissions is 13 February 2009. Late proposals will not be considered. The duration of each conference paper is 30 minutes inclusive of ten minutes of questions and answers.

Please send your abstract (maximum 500 words) along with a brief CV mentioning at least one relevant publication and a cover sheet to the Executive Committee by email (tima@islamicmanuscript.org), by fax to +44 (0)1223 302218 or by post to the address below:
The Islamic Manuscript Association
c/o 33 Trumpington Street
Cambridge CB2 1QY, United Kingdom


http://www.islamicmanuscript.org/conferences/2009ConferenceFiles/AbstractCoverSheet.doc
http://www.islamicmanuscript.org/conferences/2009ConferenceFiles/AbstractCoverSheet.pdf



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